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Buon Ferragosto!

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Buon Ferragosto
da CEF Publishing!

 

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Jump the pasta! Raccontato dall’autrice

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Jump the pasta!
L’autrice Barbara Bianchi ci spiega…

«Tutti pensano che l’inglese in cucina sia una cosa facile, perché la grammatica di base che lo sorregge non è poi quel gran che. In realtà, come tutte le cose facili, nasconde un sacco di trabocchetti…»
Barbara Bianchi, autrice di Jump the pasta! L’inglese in cucina (quello vero), ci racconta come è nato questo utilissimo e divertente libro.

Perché un libro sull’inglese in cucina?

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Perché un libro sull’inglese in cucina?
Dall’introduzione di Jump the pasta! di Barbara Bianchi

Jump the pasta 180Perché un libro sull’inglese in cucina?
Perché non basta dire «Vado a Londra, trovo un lavoro e imparo sul posto». Se hai già un solido bagaglio di conoscenze linguistiche, le opportunità si moltiplicano.
Perché le parole non sempre sono quello che sembrano e non basta affidarsi a Google Traduttore per risparmiarsi frasi come I know my chickens (“conosco i miei polli” in inglese si può dire I know them like the back of my hand), drown the eggs (affogare le uova, in senso letterale! – il verbo corretto è poach) o, come suggerisce il titolo del nostro libro, jump the pasta (saltare la pasta – il verbo corretto è toss o sauté).
Perché non esistono in una lingua parole per descrivere ciò che non c’è. Come si traduce lime in italiano? Lime. Come si traduce ’nduja in inglese? Non si può tradurre.
Perché la complessità del linguaggio tiene attivo il nostro cervello: bisogna sempre chiedersi cosa ci sia oltre la superficie.
Perché l’apprendimento avviene in modo esponenziale. Conoscendo una parola e avendo una vaga idea di prefissi e suffissi si può moltiplicare il numero di vocaboli da usare (e ridurre la fatica): conoscendo il significato di happy si può dedurre cosa significhino unhappy, happily, happiness.
Perché se siamo sopravvissuti ai verbi italiani, con l’inglese è una passeggiata. Al supermercato dell’inglese infatti quando si parla di verbi c’è il 6×1 (sei forme verbali italiane che in inglese si traducono in un solo modo), che diventa incredibilmente 18×1 se si  onsiderano i verbi al passato: con went in inglese traduco: andai andasti andò andammo andaste andarono andavo andavi andava andavamo andavate andavano sono andato sei andato è andato siamo andati siete andati sono andati. Wow!
Ciascun lettore, aspirante professionista del settore  enogastronomico o semplice appassionato di cucina, avrà il suo perché e troverà in queste pagine un valido aiuto per perfezionare la propria padronanza dell’inglese ed evitare di cadere in banali e diffusissimi errori, nella consapevolezza che quando si studia una lingua straniera il concetto di stasi non esiste: o si procede in avanti
o si scivola indietro. Quello che abbiamo imparato ieri, se oggi non lo teniamo vivo, domani non lo ricorderemo più. Ma con un poco di curiosità e di voglia non è una missione impossibile, e ci si potrebbe anche divertire.

(Barbara Bianchi, Jump the pasta! L’inglese in cucina – quello vero!)