Jump the pasta!

Jump the pasta! su Eat Parade

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Tg2, Eat Parade e Jump the pasta!

Dopo la collana FoodExperience e Social eating, anche il volume Jump the pasta! L’inglese in cucina (quello vero) è apparso su Eat Parade, la rubrica di enogastronomia del TG2 (Rai2) condotta da Bruno Gambacorta nella puntata del 5 maggio 2017 (da 8′)

Buona visione!

 

Jump the pasta! Raccontato dall’autrice

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Jump the pasta!
L’autrice Barbara Bianchi ci spiega…

«Tutti pensano che l’inglese in cucina sia una cosa facile, perché la grammatica di base che lo sorregge non è poi quel gran che. In realtà, come tutte le cose facili, nasconde un sacco di trabocchetti…»
Barbara Bianchi, autrice di Jump the pasta! L’inglese in cucina (quello vero), ci racconta come è nato questo utilissimo e divertente libro.

Fotogallery a Tempo di Libri

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CEF Publishing a Tempo di Libri
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Perché un libro sull’inglese in cucina?

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Comunicato stampa del 10/04/2017

Com_CEF Publishing-Jump-001 - Copia

Perché un libro sull’inglese in cucina (che mancava in libreria)?
A Tempo di Libri showcooking e degustazione con Jump the pasta!

 CEF Publishing presenta mercoledì 19 aprile alle 12,30 il libro più utile per cuochi, studenti e appassionati di cucina alla conquista dei fornelli inglesi, con l’autrice Barbara Bianchi e chef Paolo Minosi

 

 «Con un poco di curiosità e di voglia non è una missione impossibile, e ci si potrebbe anche divertire»: così l’autrice Barbara Bianchi spiega il perché della pubblicazione (CEF Publishing) di Jump the pasta! L’inglese in cucina (quello vero), che presenterà con chef Paolo Minosi mercoledì 19 aprile 2017 alle 12,30 allo spazio A Tavola (La Cucina) di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria italiana di Milano. La presentazione sarà accompagnata da uno showcooking con degustazione di ricette 100% londinesi.

Perché un libro sull’inglese in cucina? Perché le parole non sempre sono quello che sembrano e non basta dire «Vado a Londra, trovo un lavoro e imparo sul posto» o, peggio, affidarsi a Google Traduttore per risparmiarsi frasi come I know my chickens (conosco i miei polli) o, come suggerisce il titolo del libro, jump the pasta (saltare la pasta: il verbo corretto è toss o sauté). Ciascun lettore, aspirante professionista del settore enogastronomico o semplice appassionato di cucina (ma non solo), avrà il suo perché e troverà in queste pagine un valido aiuto per perfezionare la propria padronanza dell’inglese. Con un poco di curiosità e di voglia non sarà una missione impossibile (e potrebbe anche essere divertente).

Il secondo appuntamento con CEF Publishing a Tempo di Libri si terrà sabato 22 aprile, alle ore 11,30 nello spazio A Tavola, con Quando il cibo diventa social, showcooking e degustazione di chef Federico Bonaconza per presentare Social eating. Guida della community gastronomica (CEF Publishing) di Gnammo, versione moderna del social network più vecchio del mondo: la tavola. Con Carlo Robiglio editore di CEF Publishing e Cristiano Rigon fondatore di Gnammo.

I volumi di CEF Publishing vi aspettano al padiglione 4, allo stand D14-E13, e allo spazio A Tavola, stand Q25

INVITO IN PDF

Gli eventi di CEF Publishing a Tempo di Libri

 Mercoledì 19 aprile, ore 12,30
Tempo di Libri, Fiera Milano Rho, Spazio A Tavola,
La Cucina, Pad. 4
L’inglese in cucina (quello vero!)

Presentazione e showcooking da Jump the pasta! (CEF Publishing), un divertente e utilissimo manuale dedicato all’utilizzo dell’inglese in ambito culinario e gastronomico, rivolto a professionisti del settore che vogliano perfezionare la padronanza della lingua in tutte le fasi del proprio lavoro, ma anche ad appassionati di food a 360 gradi.
Con l’autrice Barbara Bianchi e chef Paolo Minosi

«Perché le parole non sempre sono quello che sembrano e non basta affidarsi a Google Traduttore per risparmiarsi frasi come I know my chickens. Con un poco di curiosità e di voglia non è una missione impossibile, e ci si potrebbe anche divertire»

Sabato 22 aprile, ore 11,30
Tempo di Libri, Fiera Milano Rho, Spazio A Tavola, La Cucina, Pad. 4
Quando il cibo diventa social

Presentazione e showcooking da Social eating. Guida della community gastronomica (CEF Publishing) di Gnammo, versione moderna del social network più vecchio del mondo: la tavola. Un fenomeno da 200mila utenti e 116mila like su Facebook.
Con Carlo Robiglio, Cristiano Rigon e chef Federico Bonaconza

«Ho svolto il mestiere di attore professionista per circa tredici anni, poi ho deciso di dare voce a un’altra mia grande passione, la cucina, e ho deciso di studiare all’istituto alberghiero, diplomandomi come cuoco e… rinascendo una seconda volta!»

 

 

Perché un libro sull’inglese in cucina?

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Perché un libro sull’inglese in cucina?
Dall’introduzione di Jump the pasta! di Barbara Bianchi

Jump the pasta 180Perché un libro sull’inglese in cucina?
Perché non basta dire «Vado a Londra, trovo un lavoro e imparo sul posto». Se hai già un solido bagaglio di conoscenze linguistiche, le opportunità si moltiplicano.
Perché le parole non sempre sono quello che sembrano e non basta affidarsi a Google Traduttore per risparmiarsi frasi come I know my chickens (“conosco i miei polli” in inglese si può dire I know them like the back of my hand), drown the eggs (affogare le uova, in senso letterale! – il verbo corretto è poach) o, come suggerisce il titolo del nostro libro, jump the pasta (saltare la pasta – il verbo corretto è toss o sauté).
Perché non esistono in una lingua parole per descrivere ciò che non c’è. Come si traduce lime in italiano? Lime. Come si traduce ’nduja in inglese? Non si può tradurre.
Perché la complessità del linguaggio tiene attivo il nostro cervello: bisogna sempre chiedersi cosa ci sia oltre la superficie.
Perché l’apprendimento avviene in modo esponenziale. Conoscendo una parola e avendo una vaga idea di prefissi e suffissi si può moltiplicare il numero di vocaboli da usare (e ridurre la fatica): conoscendo il significato di happy si può dedurre cosa significhino unhappy, happily, happiness.
Perché se siamo sopravvissuti ai verbi italiani, con l’inglese è una passeggiata. Al supermercato dell’inglese infatti quando si parla di verbi c’è il 6×1 (sei forme verbali italiane che in inglese si traducono in un solo modo), che diventa incredibilmente 18×1 se si  onsiderano i verbi al passato: con went in inglese traduco: andai andasti andò andammo andaste andarono andavo andavi andava andavamo andavate andavano sono andato sei andato è andato siamo andati siete andati sono andati. Wow!
Ciascun lettore, aspirante professionista del settore  enogastronomico o semplice appassionato di cucina, avrà il suo perché e troverà in queste pagine un valido aiuto per perfezionare la propria padronanza dell’inglese ed evitare di cadere in banali e diffusissimi errori, nella consapevolezza che quando si studia una lingua straniera il concetto di stasi non esiste: o si procede in avanti
o si scivola indietro. Quello che abbiamo imparato ieri, se oggi non lo teniamo vivo, domani non lo ricorderemo più. Ma con un poco di curiosità e di voglia non è una missione impossibile, e ci si potrebbe anche divertire.

(Barbara Bianchi, Jump the pasta! L’inglese in cucina – quello vero!)